Spunto per una riflessione

Ieri abbiamo visto insieme il video di un esperimento un po’ macabro condotto nel lontano 1882. Il link al file lo trovate sotto l’immagine a fianco. L’animaletto in questione (una rana) è a sangue freddo (dunque in grado di adattare la propria temperatura corporea a quella dell’ambiente circostante), ma non per questo è insensibile: se c’è un grande scostamento tra la temperatura esterna e l’optimum di temperatura “scritto” nella sua fisiologia, lui percepisce il pericolo e reagisce con la fuga. Dunque il parametro che infine determina il suo destino è la rapidità con cui avviene il cambiamento.

Cosa ne dite? Sembrerebbe che i cambiamenti lenti facciano perdere di vista l’optimum cui deve riferirsi la vita per poter conservare se stessa. Che fare dunque? E noi, gli uomini, conosciamo chiaramente il nostro “optimum di vita”? E poi: prestiamo sufficiente attenzione ai cambiamenti?

L’altro aspetto chiave che emerge credo sia il concetto di adattamento (il quale avviene in conseguenza di un cambiamento). In questo caso l’adattamento della rana è negativo per il suo benessere e infine per la sua vita. Tuttavia, in altre situazioni, la capacità di adattamento assume una valenza positiva: sapersi adattare al variare delle condizioni di vita è, solitamente, un pregio e non un difetto.

Cosa ne dite? Come possiamo discriminare l’adattamento positivo da quello negativo?

Personalmente intuisco la duplice possibilità di un adattamento solo “passivo” o di uno anche “attivo” (cioè non solo subito ma anche agito all’esterno), e mi sembra che quello della rana sia soltanto passivo. Penso che, se c’è un equilibrio tra queste due forme di adattamento (mi adatto io ma nel contempo agisco per modificare l’ambiente esterno attenuando la negatività del cambiamento che da esso proviene), si realizzerà la migliore condizione per se stessi e per l’ambiente. In proposito mi viene in mente la frase – forse un po’ criptica ma illuminante – di Gregory Bateson: “Il fiume modella le sponde e le sponde guidano il fiume”. Può entrarci qualcosa? Il concetto di feedback non è forse ciò che regola l’evolversi delle relazioni entro l’ambiente? Dunque non esiste la possibilità di una “evoluzione singola” ma di una “co-evoluzione”, cioè “un’evoluzione insieme”. Questo è anche ciò che insegna “L’uomo che piantava gli alberi“: La natura non spingeva forse l’uomo ad abbandonare quelle terre ormai semi-deserte? Non portava le persone ad essere sempre più conflittuali le une contro le altre per le poche risorse rimaste? E la morte della moglie e del figlio, non spingevano forse Elzéard Bouffier a coltivare rancore e maledizione verso la vita? Probabilmente si. Buoffier ha senz’altro raccolto il grido di cambiamento che proveniva dall’ambiente naturale esterno e da quello della sua interiorità, ma non vi si è adattato passivamente. Ha invece accettato quella desolazione della terra e dell’anima sottraendosi alla tentazione di assecondare quelle spinte anonime che forse l’avrebbero condotto alla distruzione (come la rana). Invece ha replicato egli stesso con una risposta (feedback) personale, non semplicemente reattiva, meccanica, ma maturando in sé una possibile buona meta per quel cambiamento, da cui trarrà forza la parte attiva dell’adattamento, come i semi dalla terra. E infatti si è messo all’opera affinché a quella meta fosse orientato quel pungolo insistente di cambiamento, qualunque ostacolo fosse sopravvenuto. Certamente Elzéard Bouffier ha saputo offrire delle solide sponde (la perseveranza e l’umiltà nel suo ideale) a quel cambiamento, ed accettare inoltre che quelle stesse sponde venissero poi plasmate dal fiume – per molti soltanto stupido ed incomprensibile – della vita: egli non si è infatti sottratto ai fallimenti, alla lunga attesa necessaria, alla possibilità di credere che l’opera potesse essere davvero un giorno definitivamente conclusa. E non ha ceduto alla tentazione di perseguire un tornaconto esclusivamente personale. E’ in tal modo che il sistema, nella sua straordinaria complessità e fragilità, ha potuto infine muoversi in una danza armonica producendo un adattamento così fecondo per la vita. Attendo vostre opinioni.   

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