
“La cosa più difficile da sopportare è stato sapere che loro non erano a conoscenza del motivo per cui stessero morendo. Durante questa esperienza, si è rivelata la vera natura del lutto. Il lutto non ha la stessa natura della tristezza o della disperazione. Il lutto è come l’amore. Il lutto è amore per qualcosa che stiamo perdendo o che abbiamo già perso. Quando ci arrendiamo al lutto, ci sentiamo davvero in contatto con la vita. Non pensavo di potermi affezionare ad un albatros“. Chris Jordan
«Non vinceremo mai la battaglia di preservare specie ed ecosistemi se non creiamo un legame emotivo tra l’uomo e la natura. Perché nessun uomo salverà mai quello che non ama». Stephen J. Gould
Mi trovo a pensare che, forse, un’altra cosa difficile da sopportare è sapere che noi non siamo a conoscenza del motivo per cui stiamo vivendo… Almeno così sembra. Diceva infatti Konrad Lorenz: «La vita è un processo che cerca conoscenza. ‘Vivere è imparare’». Tuttavia, se questo è ciò che generiamo e ignoriamo sul pianeta, noi stiamo davvero vivendo (imparando)?
L’albatro non è soltanto un uccello, esso è un simbolo. Un animale sacro in molte religioni, simbolo del patto d’amore che lega l’uomo e la natura. Uccidere un albatro è come uccidere la natura stessa. In ambito letterario, non possiamo ignorare le composizioni che i poeti Baudelaire e Coleridge hanno dedicato a questo uccello. L’uno lo accosta alla grandezza e fragilità del poeta, l’altro alla purezza e all’innocenza, al legame che unisce il divino e l’umano nella natura.
La morte (mediante uccisione colpevole) e la vita dell’albatro, per i nostri predecessori, non era un fatto indifferente.
Collegamenti:
“L’Albatros” di Charles Baudelaire